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Rimanendo
nella valle dell'Alento, ci piace segnalare a Rutino la
fontana di San Matteo, dalle acque miracolose, la cui
antica lapide, ahinoi, fu rubata da mani sacrileghe, e la
silenziosa stradina su cui si affaccia il palazzetto dei
Mangoni, antichi e indomabili protagonisti di tutte le
cospirazioni cilentane. Ma salendo sulle verdi colline a sud di Agropoli i
cacciatori di testimonianze antiche non possono trascurare
di sorseggiare, a Perdifumo, il fresco zampillo della
cinquecentesca fontana del Guindacio, "valoroso
cavaliere sotto Federico re di Sicilia", e poi farsi
accompagnare nel convento di santa Maria degli Angeli
(1609) per restare ammirati davanti alla Porziuncola o il
bellissimo tabernacolo ligneo che impreziosisce la
cappella. Nella piccola frazione di Camella, più in basso, c'è
un'altra fontana pubblica medioevale, con un'epigrafe
datata 1536 in cui si legge che fu donata al contado dai
nobili Altomare. Non sono monumenti sontuosi, e tuttavia
conservano una semplicità antica che ancora incanta. Non lontano, sulla collina, suscita meraviglia il poderoso
convento-fortezza di Mercato Cilento, da dove i frati
gestivano il più ricco mercato pubblico della zona, che
fu spesso attaccato dai banditi e ospitò, nel 1799, le
masse filoborboniche che stanarono i liberali rifugiati
nel vicino castello di Rocca.
Lasciando Mercato, sempre
all'interno, si può scendere a Valle, minuscola frazione
di Sessa Cilento, per ammirare tra gli ulivi la elegante
architettura di palazzo Coppola; e ancora più giù a
Valletelle, farsi sorprendere dalla stupenda finestra che
nobilita la screpolata facciata del palazzetto degli
Altomare. Il percorso può essere completato fino al vicino
campanile separato dalla chiesetta di Santa Maria, del XIV
secolo. Si potrebbe continuare all'infinito. Ma non
chiediamo altro spazio se non per sollecitare
un'escursione sui monti Alburni, fino a Costa Palomba, che
domina Sant'Angelo a Fasanella, il paesino che custodisce
gli straordinari tesori artistici e religiosi delle grotte
di San Michele. Per arrivarci bisogna lasciare la macchina
in una radura nei pressi di un rifugio di bovini e
inerpicarsi su una collinetta fittissima di alberi.
Proprio in cima appare, poderoso e avvolto nel mistero dei
secoli, l'Antece, il leggendario guerriero scolpito su un
grande masso da una mano ignota. A guardarlo, in quell'atmosfera irreale, senz'altro
intorno se non il nenioso lamento del vento, l'azzurro del
cielo e il vuoto infinito, si prova un'emozione
indescrivibile. Come davanti ai templi di Paestum o alla
Porta Rosa di Velia.
Clodomiro
Tarzia
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